Ciao raga, eccomi ancora qui. Nel precedente articolo, quello di presentazione mi sono presentato e vi ho illustrato il progetto editoriale che ruota intorno al blog. Chi di voi mi segue su Instagram o su LinkedIn avrà visto che qualche giorno fa ho pubblicato un video di una riconversione industriale che unitamente al mio team abbiamo concluso e che a breve pubblicherò anche qui.
Oggi però vi voglio parlare di una delle più riuscite operazioni di rigenerazione urbana in Europa, un progetto che dimostra come sia possibile trasformare radicalmente un territorio degradato e inquinato in un quartiere vivibile e sostenibile.
DOVE
Siamo a Sickla, periferia sud di Stoccolma. Se vi foste trovati qui negli anni '80 avreste visto tutt'altro rispetto a quello che c'è oggi: capannoni industriali dismessi, terreni contaminati da decenni di attività produttiva, un'area portuale abbandonata sul lago Mälaren. Insomma, uno di quei posti che ogni città ha ma vorrebbe nascondere sotto il tappeto.
QUANDO
La svolta arriva alla fine degli anni '90, quando Stoccolma punta alle Olimpiadi del 2004. Il comune individua proprio quest'area per il villaggio olimpico e inizia a immaginare qualcosa di completamente diverso: una piccola città sostenibile da zero. Le Olimpiadi poi andarono ad Atene, ma gli svedesi decisero che l'idea era troppo buona per abbandonarla. E hanno fatto bene.
COME
La trasformazione è partita dalla base, letteralmente: prima di costruire qualsiasi cosa hanno bonificato tutto il suolo per eliminare i contaminanti industriali. Roba che richiede anni e investimenti importanti, ma senza quella fase preliminare non si va da nessuna parte. È la differenza tra rigenerare davvero e mettere solo una bella facciata su un problema che resta sotto.
Oggi Sickla sta cambiando volto ancora una volta. È qui che sta nascendo Stockholm Wood City, uno dei progetti di riconversione più ambiziosi della capitale svedese. Entro il 2027 sorgeranno 2.000 nuove abitazioni in quello che il developer definisce "il più grande quartiere al mondo in legno ingegnerizzato". Gli edifici utilizzeranno il CLT (cross-laminated timber), pannelli di legno multistrato incollati ad angoli diversi che conferiscono una resistenza paragonabile all'acciaio o al cemento.
PERCHE’
L'autosufficienza energetica è al centro del progetto: pannelli fotovoltaici per l'autoproduzione di energia, edifici super-coibentati per ridurre al minimo l'uso di condizionatori e riscaldamento, green roofs per migliorare l'isolamento termico, ampie vetrate per sfruttare la luce naturale. Il tutto pensato per creare spazi che migliorino la qualità della vita in armonia con il paesaggio.
QUINDI?
Ma la vera lezione di Sickla non è nel legno o nei pannelli solari. È nella capacità di guardare a un'area industriale degradata e vederci un'opportunità invece che un problema. È nel coraggio di investire nella bonifica prima ancora di pensare al profitto. È nell'idea che rigenerare significhi restituire dignità e funzione a territori che la città aveva abbandonato.
E ALLORA DICIAMOLO
Perché alla fine proprio di questo parliamo quando parliamo di rigenerazione urbana: non di costruire da zero, ma di ripensare ciò che già esiste, di ridare vita a spazi che hanno perso la loro funzione ma non la loro storia. È una sfida più complessa, più costosa, più lunga. Ma è anche l'unica strada se vogliamo smettere di consumare nuovo suolo e iniziare a prenderci cura di quello che abbiamo già maltrattato abbastanza.
Grazie per la lettura, alla prossima